E i brasiliani si lamentano: qui si mangia male
nostro inviato a PechinoCammini per Pechino e vedi questi pensionati che portano a spasso il barboncino e lo prendono in braccio se debbono attraversare una strada che qui sembra un’autostrada e al pedone non concede nulla, figuriamoci al suo cagnetto. Altri li ritrovi che vanno a passeggio portandosi dietro l’usignolo o il cardellino dentro una gabbietta… Parchi e giardini, bellissimi, hanno nomi poetici: Dei Bambù di porpora, Delle Colline profumate, Tempio del Cielo. I bambini giocano con gli aquiloni, c’è chi fa tai-chi, una ginnastica che sembra una danza… Tutto è un invito all’ordine, i «cinque elementi», i «sei desideri», le «sette emozioni» (ci sono anche le «nove categorie puzzolenti» di quello che fu il maoismo, ma così la si butta in politica), all’armonia, la hexie shehui, la società armoniosa, l’heping jueqi, l’ascensione pacifica, lo yi de zhi guo, il governare attraverso la virtù. Per secoli, terremoti, carestie, inondazioni, sono stati vissuti come il segno che l’imperatore, tian zi, il Figlio del cielo, aveva perso il favore del cielo stesso, si era comportato male, non meritava più di stare al suo posto. Una leggenda popolare racconta che Shangtang, un imperatore della dinastia Shang, dopo sette anni di siccità decise di sacrificare se stesso e fece accendere una pira sulla quale immolarsi. Le potenze celesti, mosse a pietà, spensero il fuoco con la pioggia e un tuono segnò la fine della siccità.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=283438


